28/09/2018

ultime dalla segreteria nazionale


Nella riunione di ieri all'ARAN, i sindacati hanno interrotto le trattative per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro della Dirigenza Medica e Sanitaria.

Quali i motivi di questa rottura? I motivi nascono da lontano e risalgono all'inizio del 2018 quando ufficialmente si sono aperte le trattative per il rinnovo del contratto. Già nelle primissime riunioni abbiamo contestato le cifre che il Governo aveva dell'epoca aveva previsto per il rinnovo del nostro Contratto. A fronte di un incremento per tutto il Pubblico Impiego fissato al 3,48% per la Dirigenza Medica e Sanitaria la percentuale effettiva si assestava sul 2,2%. A questo si aggiungeva la posizionerei MEF (Ministero dell'economia e delle finanze) e della Ragioneria che escludeva dal "Monte Salari" (l'insieme della massa salariale) l'Indennità di esclusività. Ciò avrebbe determinato una ulteriore riduzione dell'incremento contrattuale finale.
Tutto ciò era e rimane palesemente inaccettabile. Abbiamo chiesto al Governo Gentiloni di correggere queste distorsioni. Lo stiamo chiedendo oggi al Governo in carica. Lo abbiamo chiesto al Ministro della Salute, al Ministro della Funzione Pubblica, al Sottosegretario al MEF, Garavaglia. Non abbiamo ricevuto ancora nessuna garanzia certa. In questa legge di bilancio noi pretendiamo che arrivino le risposte alle nostre richieste.
Ma la rottura delle trattative è determinata essenzialmente dalla crescente preoccupazione dello "stato di salute" del servizio sanitario nazionale. Se il Governo non assume iniziative straordinarie il SSN è destinato a scomparire. Oggi non basta più, come ci è stato detto, che non verranno tagliati i fondi. Non basta. Negli ultimi 10 anni sono stati innescati dei meccanismi tali per cui il SSN muore perché non ci saranno più operatori. Negli ultimi 10 anni si è impedito il turn over ed oggi il numero di dirigenti medici e sanitari è inferiore del 10% a quello di alcuni anni fa. Nel giro dei prossimi 5 anni andranno in pensione oltre 30.000 medici e 6/7.000 dirigenti sanitari. Questi numeri potrebbero aumentare di molto se la quota 100 (pensione anticipata) dovesse entrare in vigore.
A questo punto il collasso del SSN è servito e la Sanità Privata ringrazia.
Un'ultima considerazione: la riduzione delle tasse, il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza porteranno un po' di soldi in più nelle tasche degli italiani.
Temiamo che questi soldi in più saranno tali per gli italiani che sono in "buona salute" e che non si ammalano perché chi avrà bisogno di cure e chi si ammalerà dovrà rivolgersi alla Sanità Privata e i soldi in più concessi dal Governo non saranno sufficienti a pagare le cure. Così il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, la riduzione delle tasse, tutti questi soldi entreranno direttamente nelle "capienti" tasche della Sanità Privata. Con buona pace della Solidarietà e dell'Universalità dell'assistenza sanitaria.
Chi avrà soldi poterà curarsi. Gli altri quelli che avranno la pensione di cittadinanza, il reddito di cittadinanza ecc. si dovranno arrangiare.
La difesa del SSN non è un problema solo dei dirigenti medici e Sanitari. Non è solo un problema contrattuale. Nel giro di pochi anni diventerà un problema per gli italiani. Non di tutti gli italiani; degli italiani che si ammaleranno e che non hanno i soldi per curarsi."
Mario Sellini

20/06/2014

AUPI




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